27 gennaio 2019. Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.
Nell’ultima domenica di gennaio nel rito ambrosiano si celebra la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Nel rito romano la stessa festa, che prima della riforma del 1969 si celebrava nella prima domenica dopo l’Epifania, si celebra nella domenica fra l’ottava del Natale e, quando tale domenica non ricorre (cosa che capita quando il Natale cade di domenica) si celebra in un giorno feriale, il 30 dicembre. Notiamo che anche per questa festa il rito ambrosiano mantiene la celebrazione della ricorrenza dopo l’Epifania per due motivi: uno pastorale, in quanto la festa, che richiama il valore della famiglia cristiana, si colloca in periodo non di vacanza e sempre di domenica, e l’altro teologico, in quanto la riflessione sulla famiglia in una domenica dopo l’Epifania non si sovrappone a quella sulla nascita di Gesù.
Con la scelta dell’ultima domenica di gennaio, quando l’Epifania ricorre di domenica (come quest’anno), di lunedì o di martedì, salta la celebrazione propria della III domenica dopo l’Epifania. Quando l’Epifania ricorre negli altri giorni della settimana salta, invece, la celebrazione della IV domenica. La celebrazione ha cambiato nome con la riforma post-conciliare: prima era detta “Festa della Sacra Famiglia”. Oltre all’aggiunta dei nomi che la compongono, ora la famiglia di Gesù è detta “santa” in quanto sante sono le persone che la compongono, mentre il termine “sacra”, un tempo usato per indicare qualcosa “maggiormente santa”, ora è impiegato nel significato etimologico di “consacrato”.
Nella devozione popolare esiste un’invocazione alla Santa Famiglia, detta “preghiera della buona morte”, da recitarsi prima di andare a letto (la fine della giornata richiama quella della vita con il buio e il sonno), e che io recito tutti i giorni, ma che nella catechesi parrocchiale è stata messa nel dimenticatoio (la si può rintracciare nel web):
Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia.
Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima agonia.
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia.
Da notare che san Giuseppe viene messo prima di Maria per sottolineare il ruolo di capofamiglia, mentre nell’attuale liturgia è data la precedenza a Maria in quanto Madre di Dio e non per una forma di cortesia verso il genere femminile. Nei tre anni A, B e C, si leggono letture diverse e diverso è anche l’ordinamento delle letture nei riti ambrosiano e romano.
Vangelo della Messa (Matteo 2, 19-23)
In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Commento
Si tratta del Vangelo del ritorno della santa Famiglia dall’Egitto in patria. L’evangelista Matteo scriveva per cristiani convertiti dal giudaismo. Con il racconto della fuga della santa Famiglia in Egitto ed il successivo ritorno nella terra d’Israele, egli vuol dimostrare che Gesù, nel quale è rappresentato tutto il “nuovo Israele” (cioè la comunità dei suoi discepoli con i dodici apostoli come dodici sono i figli di Giacobbe-Israele e dodici le tribù che costituiscono il popolo d’Israele), realizzi o riviva l’esperienza dell’antico Israele che era stato in esilio in Egitto (Genesi 46,1-4); l’antico Israele vi era stato a causa della carestia, il nuovo Israele a causa della persecuzione erodiana. Ricordiamo che i biblisti cristiani, a partire da san Matteo, leggono gli eventi del Primo Testamento come “tipi” (cioè simboli profetici) che preannunciano in modo velato gli eventi del Nuovo Testamento. L’evangelista si sforza di trovare nel Primo Testamento un appiglio per vedere nella dimora a Nazaret la realizzazione di una profezia. Dice, infatti: «Sarà chiamato Nazareno», in quanto abitante di Nazareth. Il testo citato si riferisce alla profezia messianica di Isaia 11,1: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici», dove Iesse è il padre del re Davide, da cui discende san Giuseppe, padre legale di Gesù, e “germoglio” traduce l’ebraico “nezer” che contiene le stesse consonanti di “nazareno/nazireo” (in ebraico, come anche nelle lingue indoeuropee, le vocalizzazioni possono variare). Nella rilettura matteana il germoglio/nazareno indica Gesù, iniziatore del nuovo popolo d’Israele.
Il testo evangelico di oggi colloca la Famiglia di Nazareth all’interno delle vicende umane come tutte le famiglie nelle quali non tutto si svolge pacificamente: è una famiglia attraversata dalla sofferenza e dalle difficoltà dell’esilio e della persecuzione. In generale, nella Bibbia le caratteristiche della famiglia erano: la pace, l’abbondanza dei beni materiali, la concordia e la discendenza numerosa. Quest’ultima era la garanzia della continuazione e della prosperità della famiglia, in quanto la forza-lavoro era rappresentata dalle persone e non dal capitale investito. Queste caratteristiche erano segni della benedizione del Signore. Il Vangelo, presentandoci la vita di Gesù nel contesto di una famiglia umana concreta, ci offre un quadro realistico delle vicende della vita di una famiglia, e ci insegna che Lui non è venuto ad abolire la sofferenza ma a darci un esempio di come deve essere affrontata. La salvezza proclamata da Gesù va sempre vista in relazione con lo scopo finale della nostra esistenza: la vita eterna, fatto che non implica però il disimpegno del cristiano come singolo e della Chiesa come istituzione dal lottare contro le ingiustizie sociali.
Le caratteristiche della famiglia che ci offre la Bibbia si sono mantenute nelle nostre campagne nelle famiglie patriarcali fino ai primi decenni del secolo scorso. Ora, la famiglia è molto cambiata e attraversa una crisi profonda per la facilità con cui si disgrega. Le coppie di oggi sanno che potranno lasciarsi quando vorranno, anche se hanno bambini da allevare, e sanno che potranno instaurare nuove relazioni. In molti Paesi, tra cui l’Italia, è stato snaturato lo stesso termine “matrimonio” allargato sino a comprendere unioni tra persone dello stesso sesso, cui è concessa anche la genitorialità. In compenso nel nostro Paese non sono state attuate politiche a sostegno della famiglia, anche quando i governi erano guidati da partiti sedicenti “cristiani”, e lo stesso si può dire con l’attuale “Governo del cambiamento”. Per questo la testimonianza di famiglie cristiane o che vivono i valori cristiani, magari senza essere esplicitamente cristiane, risulta imprescindibile.
Don Ezio
Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico L’Azione e per il telegiornale cattolico Teleradiotrasmesse. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa madre salesiana di Valdocco, in Torino.
Nell’immagine: Cristo Redentore in trono, IV-VIII sec. con restauri del XVIII sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).
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Mi mancava questa salutare lezione. Una boccata d’ossigeno . Grazie. Se poi dovessi utilizzare colori e pennelli ci sarebbero mille spunti per ritrarre qualche angolo suggestivo della Palestina, del deserto del cielo stellato. Buona domenica caro Don Ezio!