La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 20 novembre 2022

Leggi in 6 minuti

Domenica 20 novembre 2022. II Domenica di Avvento. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.


Lc 3, 1-18Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Nelle comunità di rito ambrosiano l’Avvento è già iniziato da una settimana: la lettura evangelica comincia a sorvolare i luoghi e a svelare i volti della venuta di Cristo.

“Nell’anno quindicesimo di Tiberio Cesare (…) la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”. Tutte le volte che leggo queste straordinarie coordinate spazio-temporali, l’immagine che mi salta in mente è quella di un meteorite che proviene dallo spazio.

Quante probabilità ci sono di essere colpiti da un meteorite? Una su un milione e seicentomila dice uno studio del 2014. Le probabilità sono a sfavore, a meno che non sia il meteorite a cercare il suo bersaglio. Proprio qui entriamo nel difficile: è Dio che cerca noi, o siamo noi a cercare Dio?

È Dio che cerca noi. Ma cerca tutti. Era un giorno come tanti altri, in quella provincia sperduta dell’impero Romano, diventato più vasto dell’Europa, e la Parola di Dio scese su un uomo in ricerca, assetato del compimento delle promesse del Signore. Anche altri aprivano ogni giorno i rotoli di Isaia, ma fu questo personaggio in cerca d’autore a sentire su di sé il fuoco di quelle parole, fino a proclamarsi, semplicemente “voce”.

Era un deserto come ce ne sono altri, quello che lambiva il fiume Giordano, ma solo lì si era concentrata una ricerca appassionata della presenza del Dio di Israele, da formare delle comunità nelle quali la meditazione sulla legge del Signore fioriva, come un fiore raro nel deserto spirituale del tempo. Giovanni sorge laggiù, al crocevia di un’iniziativa di Dio, che viene sì dall’alto, ma richiede certamente una risposta dal basso.

Così, il Battista fa scendere nel profondo questa Parola che si era posata sul suo cuore, rendendola capace di determinare dei passi, al punto da dare all’uomo l’identità nuova del profeta.

Ritorno al presente quasi svegliandomi da una visione rivelatrice. È il quarto trimestre dell’anno 2022. I deserti ribollivano ancora fino a pochi giorni fa di una calura eccezionale, la vastità delle zone di guerra e di povertà indicano che ad essere desolata non è solo la terra ma soprattutto i cuori: qui la Parola di Dio continua a scendere instancabilmente, come una pioggia di meteoriti, in cerca di voci che la proclamino nel deserto: preparate! Spianate! Aprite una strada!

Don Alessandro Noseda

Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.

Restiamo in contatto

Iscriviti alla newsletter per aggiornamenti sui nuovi contenuti

© Vuoi riprodurre integralmente un articolo? Scrivimi.

Sostieni Caffestoria.it


Lascia un commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.