La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo del 6 aprile 2025

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V Domenica di Quaresima. Domenica di Lazzaro. Svegliati, uomo morto!. Commento al Vangelo del rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.

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✠ Vangelo
Gv 11,1-53

Jesus, Jesus help me
I’m alone in this world
Wake up dead man!

Gesù, Gesù aiutami
sono solo in questo mondo
Svegliati uomo morto!

U2, Wake Up Dead Man (Pop, 1997)

Quasi in un crescendo di rivelazioni, la quinta domenica di Quaresima del rito ambrosiano ci sbatte in faccia la stessa domanda che Gesù pone a Marta, la sorella dell’amico Lazzaro, morto da tre giorni: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

È Gesù a chiederlo, ma la sua è in verità già una risposta che si colloca al centro di tante domande che sorgono da parte degli altri, prima e dopo il miracolo con cui chiama Lazzaro dalla morte, facendolo uscire dal sepolcro. È Gesù, infatti, ad essere accusato: prima di voler rischiare troppo, poi di essere arrivato comunque tardi. Per i discepoli Gesù è un uomo morto se si azzarderà a tornare in Giudea; per le sorelle di Lazzaro, il Maestro si è comportato come “morto” nella misura in cui non è arrivato in tempo per salvare Lazzaro. “Svegliati!”, sembrano dirgli tutti quanti, un po’ come era accaduto nell’episodio della barca sul mare in temesta, quando il Maestro dormiva e i discepoli lo avevano destato, rimproverandolo.

Lì, Gesù aveva ribaltato la situazione, sgridando il vento e il mare, e poi anche i discepoli.

Ora succede la stessa cosa: il Maestro capovolge le prospettive della vita e della morte, svelando di essere lui “il vivente” (come afferma Gv 1,4: «In lui era la vita»), e chiama l’amico fuori dal sepolcro per restituirlo al mondo.

Mi viene in mente una canzone degli U2, brano finale dell’eccezionale album di fine millennio “POP”, nel quale questa esortazione forte “Svegliati! Uomo morto!” è – di nuovo – rivolta esplicitamente a Gesù.

Come nell’episodio di Lazzaro, il mondo attonito e spaesato di duemila anni dopo invoca ancora che Dio si manifesti, con la differenza che ora, dopo la lapidaria affermazione di Nietzsche “Dio è morto”, la morte clinicamente accertata pare essere proprio quella del mondo.

L’invocazione, però, è la stessa di Marta e Maria, e per questo motivo le parole con cui il Maestro risponde saranno di nuovo quelle: «…chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

La domanda ci sta di fronte, e conclude il carosello dei vangeli domenicali, prima dell’ingresso nella Domenica delle Palme.

Don Alessandro

Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.

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