La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 3 febbraio 2019

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3 febbraio 2019. Domenica IV dopo l’Epifania, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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Per i cristiani la Pasqua cade la domenica dopo il plenilunio di primavera. La Pasqua è detta “bassa” quando cade dal 22 marzo al 2 aprile, “media” dal 3 al 13 aprile e “alta” dal 14 al 25 aprile. In relazione a questo fatto, le domeniche dopo l’Epifania e prima della Quaresima al massimo sono nove. Nei vari riti cambiano le caratteristiche di queste domeniche. Poiché nei riti latini, la prima domenica dopo l’Epifania è la festa del Battesimo del Signore, che è legata al Tempo di Natale, le celebrazioni liturgiche proprie del tempo dopo l’Epifania risultano al massimo otto.

Nel rito ambrosiano dalla IV domenica dopo l’Epifania vengono presentati i segni che caratterizzano Gesù come Messia (in greco “Cristo”). Essi sono: Cristo signore sulla creazione (IV domenica), Cristo signore sulla vita (V domenica), Cristo signore sulle malattie e amante degli uomini (VI domenica), Cristo che libera dai demoni e perdona i peccati (VII domenica). Le due ultime domeniche dopo l’Epifania (dette rispettivamente “della divina clemenza”, la VIII, e “del perdono”, la IX), precedono immediatamente il Tempo quaresimale e preparano ad esso. Queste domeniche devono essere sempre celebrate, salvo il caso in cui la penultima venga a coincidere con l’ultima domenica di gennaio, festa della Santa Famiglia.

Quest’anno la Pasqua, per tutte le Chiese che seguono il nostro calendario civile stabilito da papa Gregorio XIII il 4 ottobre 1582, sarà celebrata il 21 aprile. La Pasqua, per quanto detto sopra, è alta, le domeniche prima della Quaresima sono otto e si omette la VII.
Qualcuno dirà: perché tutta questa complicazione? Rispondo: primo, perché non ho fatto io il calendario ambrosiano (ah!, ah!) e secondo, perché si tratta di un calendario tematico in cui è stata fatta la scelta che determinati temi non venissero mai omessi anche quando la Pasqua è bassa.

Vangelo della Messa (Marco 6, 45-56)
In quel tempo. Il Signore Gesù costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito. Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Commento
Il Vangelo di oggi è composto di due parti: la prima è il racconto del miracolo di Gesù che cammina sulle acque, la seconda è un sommario delle guarigioni compiute da Gesù nel territorio di Gennesaret (o Genesaret), una città, ora scomparsa, situata sulla sponda nordo-ccidentale del lago (o mare) di Tiberiade, detto allora anche mare di Genesaret. Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù, col pretesto di congedare la folla, ordina ai discepoli di partire da soli in barca per raggiungerli camminando sulle acque. Intanto, nella notte, Egli salì sul monte a pregare. I discepoli erano ancora in mezzo al lago, affaticati nel remare contro vento e credendo di aver visto un fantasma, si spaventano. Gesù si fa riconoscere, sale sulla barca e il vento cessa.

L’evangelista sottolinea lo stupore dei discepoli, quando riconobbero che si trattava del Maestro, e che non avevano riconosciuto le sue prerogative divine, a causa dell’indurimento del loro cuore.
Uno si può domandare: che bisogno c’era di camminare sulle acque? Troviamo la risposta nella Bibbia. Nel primo Testamento solo Dio poteva camminare sul mare (vedi Giobbe 9,8; Salmo 76,20; Isaia 43,16). Inoltre, notiamo che Gesù passa accanto ai discepoli come la “gloria di Dio” (cioè Dio nel suo splendore) passò accanto a Mosè (Esodo 33,21-23) e ad Elia sul monte Oreb (Primo libro dei Re, 19,11-12) e infine il «sono io» richiama il modo con cui Dio si manifestava nel primo Testamento, in particolare quando al roveto ardente Mosè gli chiese il nome e Dio gli rispose dicendo: «Io sono colui che sono» (Esodo 3,14-15), cioè l’Esistente, ma anche Colui che è e sarà presente al suo popolo.

Anche le guarigioni operate da Gesù in Galilea, delle quali l’Evangelista accenna sommariamente nella seconda parte del passo del Vangelo di questa domenica, sono un segno messianico. La gente accorreva da ogni dove per la fama che Gesù aveva come guaritore. San Marco ha accostato questo fatto all’indurimento del cuore dei discepoli, che non seppero in quel momento riconoscere in Gesù il Messia, lasciando quindi intuire che l’insegnamento di Gesù non venisse capito. La missione sembra fallire nel suo scopo, nonostante la popolarità di Gesù come taumaturgo e operatore di prodigi. I discepoli comprenderanno chi è Gesù solo dopo la sua risurrezione.

Anche la Chiesa ha incontrato e incontra le stesse difficoltà. Quando fa qualcosa per i poveri è osannata, quando propone più alti ideali di vita spirituale è quanto meno compatita, in quanto si pensa che sia rimasta legata a credenze del passato. L’esempio più eclatante ci è dato dalla popolarità con cui è seguito Francesco, a cui non corrisponde un risveglio spirituale delle coscienze. Alla fede, come adesione al messaggio della salvezza (dove il nucleo è costituito dal destino dell’uomo chiamato a vivere la stessa vita trinitaria), non aderiscono quanti rimangono alla superficie dell’insegnamento evangelico. L’adesione alla fede rimane un mistero, in cui solo Dio può intervenire efficacemente, pur lasciando all’uomo la libertà di decidersi per Lui: «Nessuno viene a me, se non è attratto dal Padre» (Giovanni 6,44).

Altro tema presente nel Vangelo odierno è quello della preghiera di Gesù, che avviene spesso di notte, come in questo caso. Il divino Maestro non prega tanto per darci l’esempio, quanto per il fatto che Egli si percepisce come qualsiasi umano bisognoso di un contatto con Dio. Gesù, dal suo colloquio con il Padre, trova la forza per accettare l’incomprensione, le umiliazioni, i tradimenti, le sofferenze che incontra tra gli uomini, nonostante il suo amore per loro. Questa forza non cambierà il suo destino di morte in croce, ma gli consentirà di accettarlo come volontà di Dio, cioè volontà di non fermarsi a manifestare l’amore di Dio per gli uomini, e non come volontà che Gesù muoia per pagare lui al nostro posto il riscatto per i peccati. Se non abbiamo il cuore indurito e ci lasciamo ammaestrare da Dio, allora anche noi sapremo vivere nella gioia, nonostante le sofferenze.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico L’Azione e per il telegiornale cattolico Teleradiotrasmesse. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa madre salesiana di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Cristo Redentore in trono, IV-VIII sec. con restauri del XVIII sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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